2010
30
ago

Così ''Casa sollievo'' ha salvato due bambini

E' la storia di due bambini albanesi affetti da gravi malattie
Ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza"
Ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza"

Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo non solo istituto di ricerca e centro ospedaliero di eccellenza, ma anche promotore di numerose iniziative all’insegna della solidarietà. Non è certamente la prima volta che dall’ospedale garganico parte un messaggio di attenzione verso le fasce più deboli, ma la storia di due bambini albanesi, rispettivamente di cinque e sette anni, va scritto ai tanti miracoli di colui che ha fondato l'ospedale: san Pio da Pitrelcina.

Due storie parallele lungo un unico profilo: l'amore per ridare un sorriso a bambini sofferenti, che hanno negli occhi una dolcezza disarmante. Un bimbo di cinque anni, agli inizi di maggio fu colpito da una forte febbre e dolori addominali ingravescenti. Venne visitato e sottoposto ad una «Tac» addominale dalla quale emerse la presenza di una massa tumorale nel rene sinistro, meglio conosciuto come tumore di Wilms. La gravità della situazione costrinse i medici del Paese delle Aquile a sollecitare il ministero della salute albanese che provvide ad attivare i necessari contatti con «Casa Sollievo della sofferenza» per trasferire il bambino a San Giovanni Rotondo. Il 15 giugno fu sottoposto, dall’equipe di Giuseppe Cretì responsabile dell’unità operativa di urologia pediatrica, ad un intervento di nefrectomia radicale più linfadenectomia stadiante retroperitoneale. Il complesso intervento ebbe buon esito e il decorso post-operatorio fu regolare, un piccolo miracolo se si pensa alla prognosi infausta pronunciata alcune settimane prima.

Simile la storia di un bimbo kosovaro di sette anni, affetto da vescica neurologica da mieliomeningocele lombosacrale. Ricoverato prima presso l’unità operativa di pediatria per il trattamento di una grave sepsi delle vie urinarie, il bambino è stato sottoposto ad intervento di nefrectomia per il trattamento di una calcolosi renale infetta. Per la sua patologia neuro-urologica il piccolo é costretto a svuotare la sua vescica mediante cateterismo intermittente effettuato cinque volte al giorno. La fornitura dei cateteri, normalmente a carico delle Asl di residenza dei pazienti, non è stata possibile garantirla per il kosovaro in quanto privo di permesso di soggiorno. Ed è a questo punto che si è avuto uno straordinario slancio di solidarietà che ha «contagiato» rapidamente tutti coloro che hanno conosciuto la vicenda del paziente; e che si è concretizzata nei primi tempi con un fornitura gratuita di cateteri da parte di alcune aziende produttrici sensibilizzate e successivamente con una raccolta di offerte libere da parte di numerosi operatori della «Casa sollievo», consentendo l’acquisto di cateteri per almeno i prossimi tre mesi, in attesa di sbrigare le pratiche per il ritorno in Italia del bambino.

Storie come queste colmano tutti quei vuoti che, purtroppo, si registrano quotidianamente, e che parlano di violenza nei riguardi di bambini. Un seme di speranza che «Casa sollievo» vuole diffondere perchè la solidarietà sia sempre patrimonio di tutti, un bene spendibile a favore dei più deboli.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno del 28/08/2010