2010
26
ago

Quei cinque cani del Santo

Da mesi un branco sosta vicino al tempio. L’appello: ''Adottiamoli''
Padre Pio
Padre Pio

Sono ormai una presenza fissa della Basilica dedicata al frate più amato dagli italiani (secondo un sondaggio del settimanale Famiglia Cristiana) al secolo Padre Pio da Pietrelcina, ormai santo di Sacra Romana Chiesa dal 2002. Sono cinque cani, da subito battezzati “i cani di san Pio” che da tempo scorazzano tra i fedeli che prendono d’assalto il santuario.

Vanno alla ricerca di cibo e di acqua. Andrebbero assistiti e curati. Per cui ci vorrebbe qualcuno che si occupasse di loro. La presenza dei cinque cani infatti non è passata inosservata, tanto che l’Aidaa, l’associazione che si cura degli animali abbandonati, ha subito lanciato un appello ai fedeli e alle istituzioni: “adottate i cani di san Pio, sono anch’essi creature di Dio”. Sono almeno un centinaio le segnalazioni che in questi giorni sono arrivati al telefono amico di Aidaa (392 6552051) sulla presenza dei cinque cani vaganti tra i quali un bellissimo Labrador ha rivelato Lorenzo Croce, presidente nazionale Aidaa. Lanciamo un appello sia ai frati del convento del Santo Pio perchè si intestino i cani, sia alle autorità veterinarie perchè intervengano per tenere sotto controllo la salute di questi cani che oramai si sono accasati come viandanti alle porte della Basilica del frate di Pietralcina.

Noi – ha aggiunto Croce - non ci tiriamo indietro e faremo la nostra parte per coprire le spese di gestione per il cibo e per costruire i ripari perchè anche questi poveri cani, come accade per i viandanti umani, trovino un po' di caldo e conforto anche nella oramai vicina stagione fredda. Aspettiamo con trepidazione la risposta delle parti in causa. Ci pare una proposta sensata che va nella direzione voluta dalla legge regionale della regione Puglia che prevede la possibilità di sterilizzare, vaccinare e microchippare i cani per poi rimetterli liberi sul territorio ha concluso il presidente nazionale di Aidaa. Questo episodio ha messo l’accento sul rapporto tra san Pio e gli animali. In verità non ci sarebbero molte testimonianze. Ma da buon francescano, cioè seguace di San Francesco, il santo del Gargano avrà avuta di certo molta attenzione verso di loro. Va da sé il fatto che san Pio nasca da una famiglia di contadini, ragion per cui avrà avuto a che fare sin da piccolo con gli animali.

"Narrano infatti le cronache che Francesco Forgione non andò a scuola sino all’età di dieci anni e fino ad allora il papà, Grazio Forgione lo mandava a pascolare le loro cinque pecorelle. In più in un manoscritto di memorie, che risale agli nni Venti, come scrive Renzo Allegri, è riferito un episodio straordinario, che ha quasi del prodigioso. Nelle ore di svago, a volte il Padre partecipava a delle partite a bocce nell’orto del convento. Un giorno, mentre stava tirando una boccia, un gatto attraversò il piccolo spazio. Gli altri presero a gridare per cacciarlo ed il micio spaventato, imboccò però la traiettoria della boccia, già lanciata da Padre Pio. Impatto inevitabile e vita del micio in pericolo. Ma ecco accadere qualcosa di misterioso: la boccia si arrestò misteriosamente in aria e poi cadde di lato.

Altro episodio. Per un certo periodo, i Frati di San Giovanni Rotondo tennero un cane lupo. Era terribile e faceva paura a tutti gli estranei. Durante il giorno era incatenato, veniva liberato solo alla sera. Si racconta che tutte le sere, infallibilmente, appena lasciato libero, infilava di corsa la porta del convento, saliva al primo piano e andava a “bussare” alla cella di Padre Pio. Se ne andava solo dopo che il Padre lo aveva accarezzato per un po’."

Fonte:Francesco Trotta
Gazzetta del Mezzogiorno del 25/08/10